Concept Paper

LE NUOVE FRONTIERE DELL’ATTIVITÀ FINANZIARIA ILLEGALE:

LA CONOSCENZA AL SERVIZIO DELLA LEGALITÀ.

PREMESSA

Il fenomeno della criminalità finanziaria si è pesantemente aggravato con l’inizio della crisi nel 2008 e con il successivo razionamento del credito bancario verso famiglie e microimprese.
Nonostante le diverse misure adottate dal legislatore, resta alto il livello di guardia sull'usura[1].

La legge 108 del 1996, che rappresenta un baluardo nel contrasto all’usura, necessita di una profonda rivisitazione, per adeguarla ai nuovi scenari nazionali ed internazionali.

In primis, come ormai riconosciuto anche a livello istituzionale, occorre sempre più concettualizzare il reato di attività finanziaria criminosa piuttosto che usura, quale termine ormai insufficiente a definire un quadro di riferimento criminogeno molto più complesso (fermo restando i riferimenti normativi previsti dalla riforma del codice penale).

 Le difficoltà di accesso al credito, evidenziate dai recenti dati di sistema e dalla stessa autorità di vigilanza, impongono una riflessione approfondita, in grado di leggere ed interpretare l’evoluzione delle attività finanziarie illegali, anche fuori dai confini nazionali, per anticipare gli scenari di riferimento e comprendere quali sono i canali per riciclare enormi quantità di denaro a livello internazionale.

Il mercato finanziario illegale, infatti, ha subito una profonda trasformazione di cui purtroppo si parla poco, e che invece necessita di attenti studi e adeguati approfondimenti.

 Se oggi chiedessimo a una start up in difficoltà finanziaria, o ad una qualsiasi realtà considerata non bancabile, dove andrebbe a cercare le risorse necessarie, rimarremmo stupiti nel constatare che i riferimenti del mercato illegale si vanno rapidamente trasformando.

Certo che lo strozzino di quartiere non è andato in pensione, né la mafia rinuncerà ad opprimere i commercianti, ma è necessario tenere presente che, sempre più, la criminalità finanziaria proviene anche dall’estero, dai paesi balcanici, dal deep web. Il riciclaggio usa le vie cibernetiche, le cripto-valute, i Bit Coin o Monero.

Non esistono dati certi su questi percorsi criminali, ma già l’allarme è alto negli apparati di sicurezza europei, Italia compresa.

La Banca d’Italia scoraggia le banche e gli altri intermediari vigilati dall’acquistare, detenere o vendere valute virtuali e fa sua l’opinione espressa in merito dall’EBA (European Banking Authority)[[[[[[[2]]]]]]].

Del resto, i controlli fiscali e finanziari aumentano, con l'accesso alle transazioni elettroniche (bancomat, carte credito, bonifici, conti online), mentre le vie del riciclaggio si trasformano e l'usura si modifica per rendersi veloce, non tracciata, meno permeabile.

Se osserviamo quanto accade all’estero, vedremo come (a Parigi e Londra, ad esempio) nelle più importanti università, si stia studiando il fenomeno della criminalità finanziaria con molta attenzione.

Occorre su queste problematiche, che sembrano così distanti, avere una visione d’insieme, non dimenticando quanto dipendiamo dall’Europa sulle politiche finanziarie e bancarie.

 

Torniamo al quotidiano domestico.

La Regione Lazio ha promulgato importanti leggi per la prevenzione il contrasto e il sostegno alle vittime che, tuttavia, hanno incontrato ritardi nella loro concreta applicazione, mentre il contesto e la natura delle stesse norme rendono necessari interventi tempestivi ed efficaci.

Nel momento in cui le Associazioni anti usura, i Confidi e le Fondazioni hanno manifestato, con determinazione, l’esigenza di uscire da uno stallo (prevalentemente causato da ostacoli burocratici), l’Assessorato competente della Regione Lazio ha sollecitato al “nostro mondo” un supporto per contribuire allo sblocco degli interventi regionali.

Considerato un primo esito positivo di questa collaborazione attiva, Associazioni, Confidi e Fondazioni hanno compreso la necessità di dotarsi di uno strumento permanente, in grado di valorizzare l’esperienza maturata dai soggetti autorizzati a svolgere tale complessa e delicata attività ad alto contenuto socio/economico.

Ci è stato chiesto di studiare la forma migliore per unificare un’esigenza obiettiva, avvertita anche dall’Assessorato competente, per realizzare una sintesi unitaria di questa esperienza, che, peraltro, già registra molte adesioni tra gli esponenti della rete di operatori iscritti nell’apposito elenco regionale.

 

L'analisi

Accogliendo questa sollecitazione, ed esaminate le varie possibilità per addivenire all’identificazione di un “contenitore”, abbiamo concluso che, per questa tipologia di organismi associativi (con differenti forme giuridiche e specificità), risulterebbe complesso ipotizzare un unico soggetto di secondo livello (fondazione, confederazione, contratto di rete, consorzio).
Invero, per questa particolare fattispecie di strumentazione (Associazioni anti usura, Fondazioni, Confidi), non si ravvisa confacente un’associazione di secondo livello, né un sindacato, che risulterebbero effettivamente atipiche rispetto a enti, così diversi per funzioni e compiti, i quali già dispongono di autonomi circuiti di rappresentanza e organizzazione.
Si è, quindi, valutata una soluzione idonea a sviluppare dinamiche che interessano tali attività, che certamente condividono obiettivi sinergici, ma necessitano di studi e strategie puntuali.
Una sede, di adeguato spessore, dove avvalersi di autorevoli contributi per l’elaborazione di razionali strumenti di contrasto e prevenzione dell’attività finanziaria criminosa.

 

La proposta

L’iniziativa che si presenta è quella di fondare il Centro Studi Legalità Finanziaria, di elevata caratura esperienziale, promossa da soggetti che già operano in prima linea sul territorio regionale, in possesso di adeguate conoscenze e competenze.

Il Centro Studi Legalità Finanziaria, così disegnato, si propone l’obiettivo di far coincidere un sistema di interventi articolati e trasparenti, valutati con lausilio di studiosi e ricercatori e in collaborazione con le istituzioni preposte.

Un’opportunità per elevare il livello dell’approccio alla tematica della criminalità finanziaria, per definire un confine scientifico ancorato alla nuova complessa realtà.

Il Centro Studi potrà rappresentare un paradigma in grado di valutare l’efficacia degli atti mirati a prevenire e contrastare le attività finanziarie illegali, con misure e metodologie efficaci e coerenti, in una più ampia ottica di diffusione del concetto di legalità finanziaria.

Nel Centro Studi, evidentemente, non sarà trascurato il monitoraggio sulla natura degli interventi, affinché nulla sia lasciato al caso e nessuna risorsa venga dispersa per incompetenza o indolenza, focalizzando, inoltre, quelle pratiche e procedure dove, come spesso avviene, la vittima diviene oggetto di ulteriori speculazioni.

Il Centro Studi Legalità Finanziaria, quale luogo non astratto, per lo studio e la ricerca con l’ausilio delle istituzioni, delle forze dell’ordine e della magistratura, con il contributo del mondo accademico e delle rappresentanze del sistema imprenditoriale e del mondo del lavoro, del movimento dei consumatori e degli ordini professionali.

 

[1]Hanno quasi superato quota 2mila le segnalazioni riconducibili a questo fenomeno: rispetto al 2012 sono quasi raddoppiate. Colpa soprattutto della crisi economica che «ha reso più permeabile il tessuto sociale ad infiltrazioni di tipo criminale». Senza dimenticare l'esercizio abusivo dell'intermediazione finanziaria (120 segnalazioni). I comportamenti illeciti sono «rilevabili dalla movimentazione finanziaria di conti correnti, spesso costituita da reiterati bonifici in entrata e uscita con causali riconducibili all'intermediazione finanziaria (concessione/rimborso di prestiti, servizi d'investimento), intestati a soggetti non legittimati, con un profilo economico-finanziario non coerente con l'operatività posta in essere” da Il Sole 24 Ore.

[2]Gli intermediari vigilati dalla Banca d’Italia vanno quindi invitati a valutare con attenzione i rischi indicati dall’Eba e a considerare che in assenza di adeguati presidi e di un quadro legale certo circa la natura giuridica delle valute virtuali, quei rischi possono esporre a perdite e inficiare, di conseguenza, la consistenza del patrimonio di vigilanza e la stabilità stessa degli intermediari” Bankitalia, Bollettino di Vigilanza.